I fascisti sono più vivi che mai. Le elezioni in Sassonia e Turingia mettono in evidenza il fallimento della riunificazione tedesca. I land orientali sono rimasti poveri, condannati all'emarginazione sociale. I tedeschi dell'est si rivolgono ai neonazisti di AFD perché ormai sono disillusi, non si rifugiano nell'astensione ma vanno a votare perché pensano di poter ancora cambiare la situazione. L'affermazione di Sahra Wagenknecht è ancora più interessante, perché dimostra come stia facendo breccia un'interpretazione dell'emigrazione che ha degli epigoni anche in qualche economista italiano: l'immigrazione di massa produce una forte pressione verso il basso dei salari dei lavoratori autoctoni. Gli interessi dei lavoratori immigrati e quelli dei lavoratori tedeschi sono irrimediabilmente divergenti.
La notizia di oggi che però mi sembra più importante è la rottura dell'intesa tra Volkswagen e sindacato. La più grande casa automobilistica d'Europa ha paventato la possibilità di chiudere alcuni stabilimenti, stante la crisi di competitività in atto. Perché questa mossa della Volkswagen? L'azienda sa bene che la chiusura di un solo sito produttivo determinerebbe un innalzamento del livello dello scontro sociale. Forse ha capito che i lavoratori sono così deboli in questo momento, che un inasprimento delle condizioni vedrebbe comunque l'azienda vincitrice. Tutta benzina sul fuoco dei rossobruni. Quali saranno gli effetti di una simile decisione sulle aziende dell'indotto come per esempio quelle italiane? Al momento è difficile rispondere. Più probabile un effetto di emulazione da parte di Stellantis che da mesi lamenta problemi di produttività anche in Italia. Si prospetta un autunno molto caldo.